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BIODIESEL
Il Biodiesel è un carburante alternativo, più precisamente un biocarburante, ottenuto da fonti rinnovabili quali olii vegetali, grassi animali, analogo al gasolio derivato dal petrolio.

Precisazioni:

Contrariamente a quanto si crede comunemente, il biodiesel non è un olio vegetale puro e semplice, come ad esempio l'olio di colza, bensì il risultato di un processo chimico a partire da questi o altri componenti biologici (processo di trans-esterificazione - aggiunta di alcool metilico).

L'uso diretto degli olii vegetali nei motori e bruciatori diesel normali o turbocompressi può danneggiare gravemente questi ultimi, in quanto dalla loro combustione derivano maggiori impurità o residui, come morchie o residui carboniosi. A lungo andare, se usati puri, gli olii vegetali causano danni al motore o al sistema di alimentazione, tanto che in Germania, Canada e USA sono in vendita kit per risolvere completamente o in parte i problemi dovuti al loro incauto utilizzo.

La reazione di trans-esterificazione con alcool metilico "spezza" le molecole dell'olio vegetale rendendole chimicamente e fisicamente diverse da quelle di origine e molto simili alla miscela di idrocarburi che costituisce il gasolio minerale.

Avvertenze:

La produzione e la vendita di carburanti è regolata da una severa normativa. Per la legge italiana è prevista una sanzione amministrativa per chi evade l'Accisa sui carburanti: infatti il decreto legislativo n. 504 del 26 ottobre 1995, il Teso Unico in materia di Accise, all'art. 40 prevede:

" è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa dal doppio al decuplo dell'imposta evasa, non inferiore in ogni caso a euro 7.746,00 chiunque: ...omissis... destina ad usi soggetti ad imposta od a maggiore imposta prodotti esenti od ammessi ad aliquote agevolate ".

Qualità del carburante, specifiche e proprietà

Il Biodiesel è un biocombustibile liquido, trasparente e di colore ambrato, ottenuto interamente da olio vegetale (colza, canapa, girasole, soia o altri). Il biodiesel ha una viscosità simile a quella del gasolio per autotrazione ottenuto per distillazione frazionata del petrolio grezzo.

Per l'identificazione delle miscele si ricorre alla siglatura BD (analoga alla BA per le miscele contenenti bio-alcool). Al biodiesel puro viene assegnata la sigla BD100, alle miscele un numero corrispondente alla percentuale di biodiesel contenuto (ad esempio, BD20 per un gasolio tagliato al 20% con biodiesel). Negli Stati Uniti la siglatura è simile, ma senza la D (B100, B20, B50, eccetera.)

Le specifiche internazionali standard per il biodiesel sono fissate dalla norma ISO 14214; nell'Unione Europea EN 14214; gli Stati Uniti fanno riferimento inoltre alla specifica ASTM D 6751; la Germania ad una apposita specifica DIN che identifica tre tipi di biodiesel:
  • RME (esteri metilici dell'olio di colza - DIN E 51606);
  • PME (esteri metilici di soli olii vegetali - DIN E 51606);
  • FME (esteri metilici di grassi vegetali ed animali - DIN V 51606);
Le specifiche fissano alcuni punti importanti nei processi di produzione del biodiesel:
  • Completezza della reazione;
  • Rimozione del glicerolo residuo;
  • Rimozione del catalizzatore;
  • Rimozione degli alcoli;
  • Assenza di acidi grassi liberi;
La conformita a queste caratteristiche viene generalmente verificata tramite gascromatografia.

Il carburante ottenuto secondo questi standard qualitativi risulta molto poco tossico; la dose letale LD50 è maggiore di 50 ml/kg, ben dieci volte superiore a quella del sale da cucina.

Il biodiesel puro può essere mescolato con gasolio in ogni proporzione ed impiegato nei moderni motori diesel aspirati o turbocompressi, anche se alcuni vecchi autoveicoli possono subire una degradazione di tubi e giunti in gomma per via del maggior potere solvente del biodiesel rispetto al gasolio tradizionale. La gomma sciolta dal biodiesel può poi formare depositi o intasare le linee di alimentazione del veicolo. L'adozione di gomme più resistenti nei veicoli di recente fabbricazione (dal 1992 in poi) ha risolto questo inconveniente, senza contare che il maggior potere solvente del biodiesel aiuta a mantenere pulito il motore sciogliendo residui eventualmente presenti.

Dal punto di vista ambientale, il biodiesel presenta alcune differenze rispetto al gasolio:
  • Il biodiesel, rispetto al gasolio, riduce le emissioni nette di ossido di carbonio (CO) del 50% circa e di anidride carbonica del 78,45% perchè il carbonio delle sue emissioni è quello che era già presente nell'atmosfera e che la pianta ha fissato durante la sua crescita e non, come nel caso del gasolio, carbonio che era rimasto intrappolato in tempi remoti nella crosta terrestre;
  • Il biodiesel praticamente non contiene idrocarburi aromatici; le emissioni di idrocarburi aromatici polinucleati (benzopireni) sono ridotte fino al 71%;
  • Il biodiesel non ha emissioni di diossido di zolfo (SO2), dato che non contiene zolfo;
  • Il biodiesel riduce l'emissione di polveri sottili fino al 65%;
  • Il biodiesel produce più emissioni di ossidi di azoto (NOx) del gasolio; inconveniente eliminato dall'uso di marmitte catalitiche;
  • Il biodiesel ha un numero di cetano superiore a quello del gasolio, si incendia quindi più facilmente quando viene iniettato nel motore che ha così un rendimento più elevato e consumo minore.
Il biodiesel puro (BD100 o B100) può essere utilizzato in qualsiasi motore diesel aspirato o turbocompresso a gasolio minerale di recente produzione , anche se è stato ed è spesso utilizzato in concentrazioni inferiori solo per motivi di costo.

Nelle aree urbane è stato richiesto l'uso di diesel a bassissimo contenuto di zolfo (BTZ) che riduce la naturale viscosità e lubrificazione del carburante poichè sono stati rimossi lo zolfo e certe altre sostanze fluidificanti. Per far si che scorresse propriamente nei motori si sono resi necessari degli additivi, e il biodiesel è stata una popolare alternativa. Concentrazioni fino al 5% (BD5 0 B5) si sono mostrate in grado di restituire la lubrificazione. Inoltre, molte municipalità hanno iniziato ad usare il biodiesel al 20% (BD20 o B20) nei mezzi per la rimozione della neve ed in altri sistemi. Usato quindi come additivo al gasolio, ne migliora il potere lubrificante.

Con l'aumento dei prezzi di produzione del petrolio greggio, il biodiesel sta attirando sempre più l'interesse di grosse compagnie ed avendo un costo industriale ormai uguale ed a volte inferiore (dipende dall'olio di partenza) a quello del gasolio minerale (in aumento) i prezzi alla pompa dei due carburanti in questo momento si pareggiano.

BIODIESEL E GASOLIO IN COMPETIZIONE


Situazione nell'Unione Europea

Nell'ambito del programma ALTENER l'Unione Europea ha finanziato il progetto ALERR - Biodiesel innovativo locale, uno degli strumenti allestiti dalla Commissione UE per ottenere che nel 2010 almeno il 5,75% dei combustibili liquidi venduti nell'Unione sia costituito da cosiddetti biocombustibili, cioè da combustibili liquidi ricavati da fonti rinnovabili. Al momento la proporzione è ferma al 2%. Il progetto della durata di due anni termina nella primavera del 2006, funziona come un consorzio formato da 15 entità europee, ed è dedicato ai trasporti, settore che la UE considera secondo più importante consumatore di energia ma principale fonte di inquinanti.

La Commissione europea ha avviato di recente una procedura d'infrazione contro l'Italia che ostacola l'uso del biodiesel non rivedendo le politiche ministeriali in proposito.

In Autria ed in Germania il vantaggio competitivo concesso al biodiesel è illimitato e la sostituzione del gasolio minerale è accelerata, un sempre maggior numero di stazioni di servizio sta rendendo il biodiesel disponibile ai consumatori ed un numero crescente di compagnie di trasporto usa una percentuale di biodiesel nel loro carburante.

Situazione in Italia

Da 16 anni, cioè da quando il biodiesel è reperibile in Italia, tutti i governi in Italia succedutisi lo hanno sempre tenuto gravato dall'Accisa (ad eccezione di un piccolo quantitativo oggi di 200.000 tonnellate). In questo modo i governi mantengono parità di prezzo tra biodiesel e gasolio al consumo, anche se il primo combustibile causa minori danni sanitari ed ambientali del secondo.

La pressochè totale assenza di punti di vendita di biodiesel nel nostro paese, è in oltre aggravata dalle sovvenzioni (in notevole corso di riduzione) che in Italia esistono per il gasolio in agricoltura, pesca, trasporti ferroviari e marittimi, riscaldamento di abitazioni classificate montane. Tutti settori dove il biodiesel potrebbe essere impiegato massicciamente.

In oltre si pensi ai soli vantaggi mancati che potrebbero derivare dalle produzioni di elettricità effettuate con biodiesel, carburante ecologico ed a ciclo chiuso di CO2.

In Italia il biodiesel è miscelato spesso in raffineria al gasolio (fino al 5%) per migliorarne il potere lubrificante e poi queste miscele vengono vendute come carburanti ecologici "verdi" largamente pubblicizzati nelle stazioni di servizio.

Quindi, dov'è contingentato il biodiesel che ormai per costi di produzione è competitivo con il gasolio, produttori e distributori di combustibili fluidi ne diventano i maggiori consumatori e lo miscelano al gasolio per rallentare l'eliminazione dal mercato di questo combustibile.
Poco biodiesel aggiunto, permette al gasolio di rispettare gli aggiornamenti dei limiti di legge sui residui di combustione, e naturalmente riduce le spese di produttori e distributori di gasolio.

Tendenza: attualmente per quanto riguarda il costo del petrolio ci troviamo sul valore di "soglia" oltre il quale con i prezzi del greggio in costante crescita stanno diventando economicamente vantaggiosi i carburanti alternativi, anche senza riduzioni delle accise. C'è interesse quindi a produrre e vendere biodiesel.

Storia

La trans-esterificazione dell'olio vegetale era stata condotta già nel 1853, dagli scienziati E.Duffy e J.Patrick, molti anni prima che il primo motore diesel diventasse funzionale.
Il primo modello di Rudolf Diesel, un singolo cilindro in ferro di tre metri con un volano alla base, funzionò per la prima volta ad Augusta (Germania) il 10 agosto 1893. In ricordo di questo evento, il 10 agosto è stato chiamato Giornata Internazionale del Biodiesel.
Diesel successivamente presentò il suo motore all'Esposizione Mondiale di Parigi del 1898.

Questo motore rimase come sempio nella visione di Diesel, poichè era alimentato da olio di arachidi - un biocarburante, anche se non strettamente biodiesel, in quanto non era trans-esterificato. Diesel credeva che l'utilizzo di un carburante ottenuto dalla biomassa fosse il vero futuro del suo motore. In un discorso del 1912, Rudolf Diesel disse, "l'uso di olii vegetali per il carburante dei motori può sembrare insignificante oggi, ma tali olii possono diventare, nel corso del tempo, importanti quanto i derivati dal petrolio e dal carbone dei nostri giorni".

Nel corso degli anni 20, i produttori di motori diesel modificarono i loro propulsori per sfruttare la minore viscosità del carburante fossile (petroldiesel) a scapito dell'olio vegetale, un carburante di biomassa. Le industrie petrolifere furono in grado di far breccia nel mercato dei carburanti perchè il loro prodotto era più economico da produrre rispetto alle alternative ricavate dalla biomassa. Il risultato fu, per molti anni, la quasi completa eliminazione dell'infrastruttura di produzione del carburante di biomassa.

Solo recentemente le preoccupazioni circa l'impatto ambientale e una differenza di costo in diminuzione hanno reso i carburanti di biomassa come il biodiesel un'alternativa sempre più valida.

Negli anni '90 la Francia ha lanciato la produzione locale di biodiesel (nota localmente come diester) ottenuto dalla trans-esterificazione dell'olio di colza. Viene mischiato in proporzione del 5% nel normale carburante diesel ed in proporzione del 30% nel carburante diesel di alcune flotte di mezzi (trasporto pubblico). Renault, Peugeot ed altri produttori hanno certificato dei motori da camion per l'utilizzo con bidiesel.

Dal 1998 tutte le Volkswagen ed altre case del gruppo (Audi, Seat, ecc.) hanno certificato i propri motori per l'alimentazione con biodiesel. La stessa cosa è avvenuta per Mercedes-Benz, BMW, VOLVO ed è in corso anche per in gruppo FIAT ed IVECO.

In italia si riporta l'utilizzo in 19 città (tra le quali Milano, Ravenna, Cremona, Genova e Roma) di 72 bus funzionanti a biodiesel. Il test è cominciato nel 1991 e fino ad ora ha portato a percorrere centinaia di migliaia di km. I risultati finora raccolti indicano che la potenza espressa è rimasta invariata ed i costi sono inferiori di quelli del diesel minerale. Si osserva una marcata riduzione nelle emissioni di fumi, idrocarburi incombusti e particolato, ed una leggerissima diluizione dell'olio lubrificante nel motore (mezzi con motore antecedente il 1999).

Negli Stati Uniti il biodiesel da olio di semi di soia è stato utilizzato per fare funzionare 1200 veicoli in 400 città, per un chilometraggio totale di oltre cinque milioni di chilometri. Le osservazioni sono state le medesime di quelle ottenute nei test europei. Molti privati, conduttori di fattorie, ecc., hanno preso a produrre in maniera artigianale in biodiesel. Lo stesso esercito USA attraverso il TACOM (Tank, Automotive and Armament Command) acquista il biodiesel per i mezzi militari. Le compagnie petrolifere hanno mostrato interesse per la tecnologia del biodiesel ed il governo stanzia fondi per la costruzione di impianti e per la ricerca. Si aggiunge che il Sig. Graziano Rinaldini, "illuminato" titolare della Pulix Coop di Forlì iniziò nel 1999 la sperimentazione del biodiesel su sei dei suoi automezzi. Ora sono 42 compresa la sua auto personale: "Prima, quando al mattino in deposito si accendevano i motori, dal fumo si metteva in funzione l'impianto antincendio" - ricorda Rinaldini - :"oggi al massimo si sente un forte odore di patatine fritte".

PRODUZIONE

Sintesi chimica

Chimicamente il biodiesel è un carburante composto da una miscela di esteri alchilici di acidi grassi a lunga catena. Un processo di trans-esterificazione dei lipidi viene usato per convertire l'olio base nell'estere desiderato e per rimuovere gli acidi grassi liberi.

Dopo questo procedimento, contrariamente al semplice olio vegetale, il biodiesel possiede proprietà di combustione simili al diesel ricavato dal petrolio e può sostituirlo nella maggior parte dei suoi impieghi.

Il processo produttivo più diffuso effettua la trans-esterificazione di un trigliceride mediante aggiunta all'olio di alcool metilico (metanolo) in presenza di un catalizzatore alcalino come idrossido di sodio (NaOH). Dalla lavorazione del biodiesel si ottiene come sottoprodotto o coprodotto glicerina grezza che, dopo raffinazione, viene venduta principalmente all'industria farmaceutica ed una elevata quantità di mangime ad alto contenuto proteico.

Il meccanismo globale della reazione può essere così rappresentato;
  • TG(Trigliceride) + CH3OH + cataliz. =====> DG(Digliceride) + ME(Metilestere)
  • DG(Digliceride) + CH3OH + cataliz. =====> MG(Monogliceride) + ME(Metilestere)
  • MG(Monogliceride) + CH3OH + cataliz. =====> GLICERINA + ME(Metilestere)
mentre il meccanismo molecolare, molto più complesso, può essere così semplificato:



La reazione di trans-esterificazione avviene in batch (cicloo discontinuo) miscelando, in un reattore agitato, l'olio con il metanolo ed aggiungendo poi, al raggiungimento della temperatura impostata, il catalizzatore (NaOH). R è una catena lineare generalmente lunga da 16 a 22 atomi di carbonio la cui esatta struttura dipende dalla specie vegetale o animale. Il primo prodotto indicato è il glicerolo, il secondo è il generico estere metilico che costituisce il biodiesel.

Olii base


Una varietà di biolipidi può essere usata per produrre il biodiesel. Tra questi troviamo:
  • Olii vegetali vergini; l'olio di colza o di soia è quello più comunemente usato, anche se altre coltivazioni come, girasole, canapa, senape, olio di palma e alghe sono promettenti;
  • Olio vegetale di rifiuto;
  • Grassi animali;
Molti sostenitori suggeriscono che l'olio vegetale di scarto sia la miglior fonte di olio per la produzione di biodiesel. Comunque, le forniture disponibili sono decisamente meno della quantità di carburante derivato dal petrolio che viene bruciato per i trasporti ed il riscaldamento domestico nel nostro paese. Tuttavia , produrre biodiesel con olii e grassi animali di rifiuto non è un problema e può contribuire a sostituire una piccola percentuale del diesel di petrolio salvando l'ambiente da un rifiuto inquinante.

Per avere una fonte veramente rinnovabile di olio, deve essere considerata una serie di coltivazioni apposite. Le piante utilizzano la fotosintesi per convertire parte dell'energia del sole in energia chimica. Parte di questa energia chimica viene immagazzinata nel biodiesel e rilasciata quando bruciata. Ne risulta che le piante possono fornire una fonte sostenibile per la produzione di biodiesel. Ecco una stima media di alcune piante (in metri cubi per chilometro quadrato):
  • Soia: da 40 a 50;
  • Senape: 130;
  • Colza: da 100 a 140;
  • Olio di Palma: 610;
  • Alghe: da 10.000 a 20.000;
La coltivazione di alghe unicellulari per estrarre olio per biodiesel non è ancora stata intrapresa commercialmente, ma studi condotti per stimarne l'efficacia sono arrivati ai numeri preindicati. Varietà specialmente selezionate di Senape possono produrre quantità di olio ragionevolmente elevate, e hanno il valore aggiunto di poter utilizzare alcuni scarti della produzione come pesticida biodegradabile.

Ci sono filoni di ricerca per trovare coltivazioni con una rendita di olio più elevata, ma con le tecniche attuali vaste aree di terreno dovrebbero essere messe in produzione per ottenere abbastanza olio per sostituire l'utilizzo attuale dei combustibili fossili, entrando in competizione con le coltivazioni alimentari o comunque esponendo ulteriori aree di terreno all'erosione ed al rischio di desertificazione. Tuttavia, se teniamo presenti i vasti appezzamenti di terreno dell'Unione Europea lasciati incolti o non sfruttati, la sempre più bassa redditività delle colture abituali in alcuni paesi UE anzichè in altri, appare evidente che se si produce localmente biodiesel si può bilanciare la resa commerciale delle coltivazioni e dare un contributo significativo all'utilizzo delle energie rinnovabili ed alla qualità dell'aria.

Efficienza ed economia

Attualmente i costi di produzione del biodiesel stanno rendendo competitivo il prezzo rispetto al gasolio minerale.

In Italia la Coldiretti ha pubblicato un documento in cui afferma che la resa media del biodiesel italico da colza e girasole è di circa 996 litri per ettaro (850 kg/ha).
Visto che la superficie agricola utile (SAU) è di circa 13 milioni di ettari, in Italia non vie è la possibilità di soddisfare interamente il fabbisogno del parco veicoli nostrano che si aggira sui 34 milioni di mezzi (consumo medio annuale di 1000 litri per mezzo), ma comunque si ritiene il biodiesel una valida alternativa per risollevare le sorti della nostra agricoltura e per contribuire validamente ad abbattere l'inquinamento atmosferico nei centri urbani.

E.R.O.E.I

Per valutare se il dispendio energetico per produrre un litro di biodiesel abbia senso (cioè se venga consumato meno di un litro di carburante per produrre un litro di biodiesel), occorre rifarsi a concetti come l' EROEI (rapporto tra energia ottenuta (ricavata) ed energia spesa (investita)).

Comunemente viene considerata come resa energetica (EROEI) del biodiesel un valore pari a circa 3, questo significa che dal puro punto di vista energetico con l'energia di un litro di biodiesel si ricavano dopo un anno di coltivazione tre litri di biodiesel. Esattamente non passa un anno per ottenere i tre litri di biodiesel partendo da un litro ma passa un numero di anni pari all' Energy Pay Back ratio del biodiesel.

Nell' EROEI non sono conteggiate le spese economiche ma sono solo computate le energie, quindi gli stipendi dei contadini non sono considerati. Un valore di resa energetica pari a 3 è un valore molto più basso dell'EROEI di un impianto eolico (20-30) o quello del petrolio (10-100) ma è un valore più che accettabile per le coltivazioni agricole. Se invece si facesse un bilancio puramente economico, risulterebbe che l'investimento da effettuare per ottenere un ricavo dalla produzione di biodiesel è più basso ripetto agli impianti eolici o fotovoltaici.

In oltre dalla coltivazione di piante oleaginose si ricavano molti prodotti utili e importanti (proteine per mangimi, biomassa per riscaldarsi, coprodotti di elevato valore (glicerolo), ecc) che rendono utile la produzione di biodiesel oltre il valore del suo EROEI.

Un altro vantaggio è che lo smaltimento dell'olio vegetale usato produce una materia prima, mentre se distrutto o stoccato rappresenta solo un costo, quindi in questo caso qualunque guadagno, se pur piccolo, è meglio di nulla.

Da una superficie di un ettaro coltivato a colza si ottengono circa 2,5 – 3 tonnellate di semi la cui spremitura fornisce circa una tonnellata di olio. Da quest'olio si può ricavare una quantità quasi equivalente di biodiesel, utile sia per il riscaldamento che per l'autotrazione.
Come sottoprodotto della macinazione della colza si ottengono circa 2 tonnellate di mangime di alto valore proteico, e dal processo che porta al biodiesel 100 - 150 kg di glicerina.

La diffusione di questo biocarburante determina l'attivazione di un circuito virtuoso che promuove lo sviluppo di produzioni agricole non destinate alla alimentazione (non food) e che quindi non generano eccedenze in ambito Comunitario.

Conclusioni

Riassumendo quanto sopra esposto possiamo concludere che il biodiesel è:
  • un biocarburante ecologico a ciclo chiuso di CO2 ampiamente sperimentato, affidabile e che per il suo utilizzo nell'autotrazione non richiede modifiche ai moderni motori diesel aspirati o turbocompressi,
  • un combustibile alternativo che non può sostituire interamente la quantità di gasolio minerale consumata annualmente a livello nazionale (circa 20 miliardi di litri) ma solo in una quota massima del 10% ,circa 2 miliardi di litri,
  • un sistema vantaggioso per promuovere l'economia agricola locale (visti i prezzi sempre più alti dei prodotti petroliferi).
  • una soluzione per abbattere l'inquinamento dell'aria nei centri urbani.
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